Ritorna nel pacchetto fiscale in gestazione la «cedolare cedolare » del
20% sui redditi da locazione, già emersa tra le ipotesi in campo nella
scorsa primavera, poi rinviata a tempi migliori insieme all'intero
pacchetto sulle rendite finanziarie. Se ne discute, si rifanno i
calcoli e si conferma che sottrarre la tassazione degli affitti
all'aliquota marginale costa attorno ai 2 miliardi. Il vice ministro
all'Economia, Vincenzo Visco, più volte si è detto favorevole, ma a
patto di recuperare le relative risorse attraverso un pacchetto di
interventi sul fronte dell'evasione degli immobili e sugli affitti in
nero.
È probabile che la misura venga recuperata, insieme alla norma che
uniforma al 20% la tassazione sulle rendite finanziarie, stralciata
dalla maggioranza proprio nell'aprile del 2007 nell'approssimarsi della
scadenza elettorale amministrativa. Dal punto di vista del gettito
complessivo, i 2 miliardi della «cedolare» potrebbero essere recuperati
dall'incremento dal 12,5% al 20% del prelievo sulle rendite
finanziarie, ma a patto di applicare la nuova aliquota all'intero stock
dei titoli in circolazione, recuperando così 2-3 miliardi. Viceversa,
se limitata alle nuove emissioni, la nuova aliquota assicurerebbe un
gettito di pochi milioni, e si trasformerebbe addirittura in un costo
per l'erario poiché la contestuale riduzione dal 27 al 20% del prelievo
sui depositi bancari e postali provocherebbe un minor gettito di circa
6-800 milioni.
Il giorno dopo l'annuncio, da parte di Romano Prodi,
dell'avvio dell'operazione a tappe per il recupero di potere di
acquisto dei salari, si comincia in sostanza a delineare il quadro dei
possibili interventi. Secondo questo schema di massima: una volta
accertato con la Trimestrale di marzo l'andamento tendenziale del
gettito tributario del 2008,si quantificherà l'eventuale, auspicato
surplus da destinare alla copertura degli sgravi in cantiere.
Subito
dopo partirà la trattativa con le parti socialisu due capitoli che
saranno oggetto di interventi da varare tra maggio e giugno (ma non si
esclude anche un anticipo ad aprile): incremento delle detrazioni per i
lavoratori dipendenti e la «dote fiscale» per il figlio (con l'ipotesi
massima di estendere il beneficio fino al compimento del diciottesimo
anno): oltre 4 miliardi di minor gettito. L'appuntamento con le prime
misure concrete sul fronte dell'Irpef è rinviato a settembre. Resta
confermato l'intendimento di intervenire sulla prima aliquota, con
l'obiettivo di ridurla dal 23 al 20 per cento. Intervento che peraltro
avrebbe, tra gli altri, il pregio di allineare allo stesso livello la
prima aliquota personale sul reddito con quella sulle rendite
finanziarie e i proventi da locazione. Dai calcoli che i tecnici
dell'Economia stanno mettendo a punto emerge un mancato gettito di 8
miliardi nel caso in cui si operasse contestualmente sulle detrazioni,
e di 15 miliardi con l'attuale livello. Da qui la probabile scelta di
procedere a tappe, con una proiezione almeno biennale (4 miliardi
l'anno), per chiudere poi con i restanti ritocchi delle aliquote .
La
variabile fondamentale resta quella delle risorse effettive a
disposizione. Ma il percorso a tappe consentirebbe di limitare a 4-4,5
miliardi l'impatto sul 2008 relativamente alle misure in cantiere per
maggio-giugno. Il resto costituirebbe oggetto della prossima
Finanziaria, quindi a valere sui conti del 2009.
Ovviamente i
calcoli si riferiscono solo alla parte strettamente fiscale. Risorse
aggiuntive occorrono per far fronte al costo dei rinnovi contrattuali
del pubblico impiego (almeno 3 miliardi) e della detassazione degli
incrementi salariali da legare all'aumento della produttività.
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